"la Bellezza è l'unica forma di Moralità della Natura"

"io non penso che il mondo sia folle, direi piuttosto grottesco"
"grottesco? non ci trovo nulla di grottesco nel mondo. non mi pare che milioni di bambini che muoiono di fame o per guerre abbiano qualcosa di grottesco."

domenica 1 novembre 2009

sopravvivere all'influenza

Nell'estate del 1994 andai con un amico in vacanza-studio all'Abbey College di Malverne, UK. Il college era preso d'assalto da studenti italiani e spagnoli, naturalmente, più qualcuno sparso da altre parti. Nella mensa si mangiava malissimo e c'era un televisore con MTV sparato nella zona dove si faceva la fila, e l'unico video che ricordo è "Serenata Rap" di Jovanotti. Anche se poi ricordo di aver visto in quel periodo, non in quello schermo, "Civil War" dei Guns'n'Roses.

Era il periodo dei mondiali di calcio, avevo appena finito le medie, ed ero un pischello. Berlusconi era al governo già allora, ovviamente. La maggior parte dei nomi di italiani del posto erano stati orrendamente distorti nei registri dello staff che si usavano per gite e lezioni. Il mio amico Daniele Canuti si trasformò in Donilla Conti, un ragazzo di nome Filippo divenne, chiaramente, Philippo, e ogni volta che si andava a pranzo fuori dal college si diceva "cerchiamo un McDonilla", invece di un "McDonald". Che spiritosi che eravamo.

In camera io e Daniele avevamo due greci silenziosi e scontrosi, che passavano il tempo a fumare (e ho il dubbio che non fossero solo sigarette), e che si accesero solo quando seppero che venivamo da Modena (per chi non segue il blog da molto ricordo che mi ero trasferito a Modena anni prima, anche se sarò sempre e solo un romano), dato che erano dei malati di macchine e che erano stati a Modena solo per vedere la Ferrari. Dopo quel momento, smisero di fumare in camera quando c'eravamo noi, andavano sempre fuori ed erano molto molto gentili.

Il giorno del quarto di finale Italia - Spagna, ovviamente, i tre quarti degli studenti erano davanti a una tv piazzata in palestra. Alcuni nostri amici avevano messo una bandiera italiana sotto la tv. Al momento del pareggio spagnolo di Caminero al 58°, un ragazzo spagnolo, tra le urla festanti degli spagnoli, prese una bandiera, tolse quella italiana e la fece cadere a terra, e mise al suo posto la bandiera spagnola. Mosso dal mio solito impulso a dire sempre la mia in ogni situazione, zompai presso la tv, presi la bandiera spagnola e rimisi quella italiana. Ci fu un momento di tensione notevole. Ricordo solo la faccia di questo spagnolo che era sicuramente 2 o 3 anni più grande di me. Poi gli resi la bandiera, lui la mise sopra la tv (la "nostra" bandiera era infilata sotto) e lasciammo entrambi il palco tv. Io ritornai fra i miei ranghi fra l'acclamazione di tutto il "nostro" gruppo. Ero contento anche, piccola bestia che ero già all'epoca, perché io non avevo mancato di rispetto per la bandiera spagnola e avevo dimostrato una certa superiorità morale.

Comunque l'Italia vinse con un gol di Roberto Baggio (ovviamente), e noi italiani si andò a festeggiare presso la tremenda piscina del Babbey College. La piscina non era utilizzabile, piena di alghe e di acqua putrida. Un gruppetto di furboni decise di fare un tiro alla fune sopra la piscina. Pian piano tutta la mia squadra si sfilò dalla fune per non cadere in acqua, tranne me e Daniele. Quando Daniele alla fine, vicinissimo al bordo, mollò, io rimasi da solo e uno strattone particolarmente forte mi fece volare nell'acqua sporca. Ne emersi bagnato fradicio, ma si stava abbastanza bene, per cui non mi precipitati a farmi una doccia (nelle docce in cui tra l'altro gli studenti coreani pisciavano, pisciavano e si facevano la doccia nello stesso posto) e ad asciugarmi, ma ci andai colpevolmente in ritardo.

Il giorno successivo mi svegliai che mi avevano infilato tre dita di carta vetrata in gola. Non andai a lezione, vennero a cercarmi quelli dello staff (in particolare un nero gigantesco e dal capello tagliato cortissimo che era responsabile della nostra casetta, in cui c'eravamo noi 2, i greci, e tra gli altri dei genovesi molto simpatici e due tizi che per qualche astrusa ragione non ricordo se fossero padovani o marchigiani, o meglio, uno era sicuramente padovano e l'altro non ricordo se era padovano o marchigiano). Comunque venne a cercarmi lo staff, verificò che ero ammalato e mi lasciarono a letto. Non vidi alcun medico e non presi alcuna medicina. A causa della febbre, quella sera parlai nel sonno (anche se ho il sospetto che stessi mezzo delirando, in realtà), raccontando storie strane sui puffi e i funghi. Non chiedetemi altri dettagli, comunque tutti quelli che riuscivano a stare in camera nostra quella notte si godettero la scena di un quattordicenne febbricitante che parlava dei puffi senza rendersi conto di avere la stanza piena di gente.

Il giorno successivo stavo meglio, ma ancora non uscii dal letto. I miei premurosi amici però mi portarono cose da mangiare, forse si sentivano in colpa per la storia dei puffi. Quella sera, come sempre succede in questi posti, gli altri cercarono di organizzare una "uscita" notturna presso la famigerata piscina. Lo staff, composto da ragazzi tra i venti e i trent'anni, che si divertivano quanto noi ed erano veramente dei grandi, in retrospettiva, non si chiamavano Giocondo e se lo aspettavano. Capeggiati da un tizio col pizzetto e dal nero gigantesco, rintracciarono quei 25-30 studenti o passa che cercavano di fregarli, armati di torce elettriche e pistole ad acqua. Il nero aveva un super-liquidator con due bombole piene d'acqua sulla schiena. Molte persone patirono. Il mio geniale compagno di stanza, in fuga dal nero gigante, si rifugiò nel nostro armadio. Il nero, entrato con fare da Terminator, mi addocchiò, si ricordò che ero malato, e mi ignorò. Bussò all'armadio chiedendo "C'è qualcuno qui?" e il mio amico rispose "No." Il mitico nero rispose "Ok" e se ne andò, lasciando Daniele sano e salvo (e soprattutto asciutto).

Un nuovo tentativo fu effettuato qualche giorno dopo. La cosa funzionò meglio perché il Nero e il Pizzetto passarono buona parte della serata a fumare in camera nostra coi greci.

Ecco, se sono sopravvissuto a quella malattia (e a quella vacanza), credo di avere buone probabilità di sopravvivere a una eventuale influenza.

Quella vacanza entrò anche nella storia perché vi pronunciai una delle mie 4 o 5 bestemmie di tutta la mia vita dopo essere stato colpito in testa da una macchina a pedali per bambini volata giù da una collinetta (senza bambino dentro).

Ma questa è un'altra storia.

3 commenti:

Gap ha detto...

Tutto sto pippone per dire che sei sopravvissuto all'influenza?
Mavalà....
Ciao

Suzanne ha detto...

Ciao! Che bel blog! E' molto divertente leggerti! Mi piace quello che scrivi e come lo scrivi! Credo che tornerò a trovarti! :-)

ratatouille ha detto...

in effetti tutto 'sto pippone ed alla fine solo una miserabile influenza?
fosse stata almeno peste bubbonica o ansia da prestazione!

 
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